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sabato 16 febbraio 2008

La Pubalgia

Termini e cause La Pubalgia è un dolore al pube che interessa tutto l’inguine e può essere causato, generalmente, da tendinite, problemi muscolari e sofferenza dell’osso. Ma può anche nascere da altre patologie addominali che non sono di pertinenza ortopedica. A soffrire di questa malattia sono gli atleti che sollecitano gli arti inferiori in maniera intensa e ripetitiva. La causa più frequente, in questi sportivi, è la “sindrome retto-adduttoria”: un’infiammazione dei muscoli e tendini che si inseriscono all’osso del pube, più frequentemente i muscoli adduttori che si trovano sul lato interno della coscia e il retto dell’addome. I sintomi solitamente viene interessato un solo lato, ma può anche capitare l’infiammazione di tutta la regione pubica. Il dolore parte dall’osso del pube e arriva alla parte interna della coscia. Può essere improvviso e tanto doloroso da impedire l’attività sportiva, ma anche il semplice camminare, oppure meno intenso ma persistente. In ogni caso l’attività acuisce i sintomi mentre il riposo li attenua. La parte dolente è facilmente individuabile anche con l’auto palpazione, perché muscoli e tendini interessati sono molto superficiali e quindi sotto pelle. In genere il dolore si acutizza facendo gli addominali o quando si contraggono i muscoli interni della coscia contro resistenza.
Gli esami da fare:
è consigliabile eseguire una radiografia del bacino, da cui si può rilevare una pubalgia cronica che può aver dato luogo allo sviluppo di calcificazioni nel punto di maggiore infiammazione, cioè dove i corti tendini si inseriscono sull’osso del pube. L’esame ecografico è indicato quando la pubalgia è recente e mostra i tendini infiammati ispessiti e alterati. Possono eseguirsi anche Tac e risonanza magnetica, ma in casi in cui la diagnosi è ancora incerta.
Diagnosi:
In certi casi il medico può trovare che il dolore non è di origine muscolo-tendineo, ma osseo, dovuto alla sofferenza dell’articolazione dell’anca che si confonde con la sindrome retto-adduttoria, perché il dolore viene riferito all’inguine. A volte, specie negli adolescenti, possono verificarsi fratture da stress dell’osso del pube: sono lesioni dell’osso generate a causa delle ripetute sollecitazioni che lo sport genera sullo scheletro. All’inizio il dolore è leggero, ma se la frattura si completa compromette anche la normale deambulazione. Quando si escludono le cause di dolore ortopedico possono emergere altri disturbi quali ernie inguinali, problemi addominali e ginecologici o disturbi urinari, che andranno valutati con attenzione.
Terapie:
il RIPOSO è la cura più efficace. Se la causa è una infiammazione recente dei tendini, la sindrome retto-adduttoria regredisce in modo spontaneo assumendo poche compresse di antinfiammatori e sospendendo le attività fisiche. Più difficile il trattamento dei casi cronicizzati, cioè quando il dolore è stato ignorato e si è continuato ad allenarsi: il riposo, gli antidolorifici e le terapie servono a poco. Infatti il dolore sembra attenuarsi, ma si scatena alla ripresa dell’attività. In questi casi bisogna ricorrere all’operazione. Accanto alla classica “pulizia” del tendine con il bisturi, oggi esiste anche un nuovo trattamento mininvasivo con l’uso di radiofrequenze: attraverso una piccola incisione cutanea si praticano dei microfori nel tessuto malato. In questo modo si avviano i processi di riparazione e guarigione dei tessuti del tendine eliminando la pubalgia.

martedì 27 novembre 2007

Le Lesioni Muscolari




L’indolenzimento (affaticamento):
è una reazione muscolare globale dolorosa alla palpazione, compare 24/48 ore
dopo lo sforzo, non è dolorosa a riposo; la sedazione deve essere ottenuta entro 4 giorni; la terapia consigliata consiste in applicazioni di calore locale, massaggi morbidi, sauna, bagni caldi.

Il crampo:
è una contrattura dolorosa intensa e involontaria del muscolo con accorciamento massimo delle fibre, si manifesta durante l’attività; si consiglia uno stiramento regolare ed energico dei punti di inserzione del muscolo, applicazioni di calore, massaggi, riposo per 24/48 ore, idratazione dell’atleta.

La contrattura:
è uno stato muscolare doloroso a riposo, allo stiramento e soprattutto alla contrazione contro
resistenza. Il lavoro eccessivo provoca un aumento di acido lattico, il dolore compare progressivamente durante o subito dopo lo sforzo. In alcuni casi la contrattura può nascondere una lesione (stiramento o strappo) occorre quindi prestare la massima prudenza. Sarà necessario osservare un periodo di riposo di 2/4 giorni, evitare assunzione di carni rosse e spezie, idratarsi bene, applicare calore localmente.


Lesione muscolare di 1° grado:
In questo tipo di lesione sono danneggiate solo poche fibre muscolari ed il danno anatomico è modesto. Il dolore compare spesso alla fine dell'impegno sportivo e, a volte, persino il giorno seguente. La caratteristica del dolore, comunque localizzato al ventre muscolare, è quella di accentuarsi con la contrazione attiva e con lo stiramento passivo del muscolo stesso.
La diagnosi si pone interrogando l'atleta sui tempi di comparsa del dolore e verificando, con molta cautela, l'accentuazione dello stesso nella contrazione e nello stiramento del muscolo interessato.La terapia si basa sul riposo (generalmente dai 4-5 ai 12-14 giorni), sulla somministrazione di farmaci antinfiammatori e miorilassanti e sulla graduale ripresa dell'attività sportiva.

Lesione muscolare di 2° grado:
E' la forma di media gravità ed interessa un numero maggiore di fibre muscolari.
Il dolore è molto più acuto e compare durante una violenta contrazione del muscolo, con una sensazione di "allungamento" del muscolo stesso; è accompagnato da una più o meno accentuata "impotenza funzionale" (spesso a "caldo" gli atleti riescono comunque a terminare la gara, mentre alla fine della stessa la sintomatologia dolorosa peggiora).Le caratteristiche del dolore sono simili a quelle della lesione di 1° grado anche se più gravi.La terapia prevede un periodo di riposo più lungo (14-30 giorni) ed un'accurata rieducazione funzionale prima della ripresa della attività sportiva specifica. Sono utili i preparati antinfiammatori e miorilassanti e le pomate contenenti eparina, applicate per impacco (non per massaggio!) allo scopo di favorire il riassorbimento dell'ematoma.
Per abbreviare i tempi di recupero, nelle lesioni di gravità lieve e media, si può praticare l'infiltrazione locale di farmaci antiedema, antinfiammatori e miorilassanti, utilizzando le tecniche della Mesoterapia, ed applicare una fasciatura elastica adesiva medicata sulla zona della lesione.

Lesione muscolare di 3° grado:
L'alto numero di fibre muscolari lesionate in questo grado di lesione muscolare comporta la "soluzione di continuità" anatomica del muscolo, percepibile alla palpazione come uno "scalino" nel contesto del ventre muscolare.
Il dolore violentissimo determina una completa impotenza funzionale e si rende sempre evidente un ematoma, dolente alla palpazione.
La terapia si basa essenzialmente su un lungo periodo di riposo (l-2 mesi) e talvolta si rende necessaria l'immobilizzazione in apparecchio gessato per 15-20 giorni.
La ripresa dell'attività atletica deve essere estremamente cauta: talvolta la voluminosa cicatrice presente può essere fonte di dolore per lungo tempo.

La forma più grave di lesione muscolare, la rottura completa di un ventre muscolare, richiede un trattamento chirurgico entro i primissimi giorni; occorre sottolineare che la prognosi delle lesioni muscolari acute più gravi è da considerarsi riservata per quanto riguarda il pieno recupero sportivo, anche quando venga instaurato un trattamento terapeutico corretto: importantissima è la prevenzione di questi traumi, da ottenere con adeguata preparazione fisica, riscaldamento accurato della muscolatura, stretching preparatorio e defaticante e corretta terapia delle forme di lesione meno gravi.

COME AGIRE:

L'abbondante vascolarizzazione del muscolo scheletrico determina, in occasione di una lesione, la fuoriuscita di una certa quantità di sangue: nei casi lievi il sangue rimane localizzato all'interno del ventre muscolare, mentre nei casi più gravi si superficializza, distendendo la fascia muscolare e costituendo veri e propri ematomi.
Le fibre interrotte hanno scarso potere di rigenerazione; il processo di riparazione avviene quindi con formazione di tessuto cicatriziale, le cui proprietà elastiche risultano ovviamente inferiori a quelle del tessuto muscolare.Da queste considerazioni derivano alcuni consigli terapeutici validi per tutti i gradi delle lesioni muscolari acute:

1) è opportuna l'applicazione di ghiaccio sulla sede della lesione per diminuire l'eventuale fuoriuscita di sangue e l'edema reattivo ed ottenere quindi tempi di guarigione più brevi.

2) è assolutamente da evitare qualunque forma di massaggio o di manipolazione, nonché qualunque forma di calore, interventi controindicati in quanto determinano l'evoluzione dell'ematoma verso l'ossificazione intramuscolare circoscritta dopo la cicatrizzazione della lesione (da verificare preferibilmente con un esame ecografico) è opportuno rieducare la muscolatura mediante esercizi di allungamento (stretching) allo scopo di rielasticizzare, per quanto
possibile, il tessuto di riparazione.

3) non si devono accelerare mai i tempi di recupero, in quanto, nonostante tutte le possibili precauzioni, la presenza di una cicatrice fibrosa, cosi diversa funzionalmente dal tessuto muscolare (contrattilità, elasticità, resistenza meccanica inferiore), espone di per sé all'eventualità di recidive che raddoppierebbero i tempi di recupero.

venerdì 11 maggio 2007

Menisco, le sue lesioni...



Nell'articolazione del ginocchio ci sono due menischi: il menisco mediale (cioè l'interno) e il menisco laterale o esterno.

Sono due fibro cartilagini triangolari interposte tra la tibia e il femore. Possono essere considerati come due "ammortizzatori" che permettono una perfetta congruenza, tra femore e tibia, a livello dell'articolazione del ginocchio.

Lesioni meniscali


Le lesioni meniscali sono piuttosto frequenti, colpiscono soggetti di qualsiasi età e possono coinvolgere il corpo del menisco, il corno anteriore e quello posteriore; si dividono in radiali, orizzontali e verticali.


Lesioni menisco mediale
Le lesioni del menisco mediale sono insieme alla lesione del collaterale mediale le più comuni lesioni del ginocchio.
Le ragioni della alta frequenza delle lesioni meniscali sono da ricercarsi nell’anatomia del menisco mediale che risulta adattarsi peggio del menisco laterale alle dislocazioni ed inoltre alla maggior frequenza dei traumatismi in valgismo del ginocchio con intrarotazione del femore rispetto al piatto tibiale (il piede fa da perno).
Il menisco mediale può inoltre essere soggetto alla lesione degenerativa, cioè essere "consumato" nell'attrito che si sviluppa tra tibia e femore, nel caso essi non siano perfettamente allineati. Questo tipo di lesione è classica dei soggetti con età superiore ai 40 anni ed è un segno iniziale dell'artrosi.Clinicamente vi è presenza di forte dolore, tumefazione, impotenza funzionale, è perciò necessario attendere un paio di settimane per poter effettuare una diagnosi precisa del tipo di lesione e di quelle eventualmente associate.
La diagnosi può essere più semplice quando vi sia la presenza di un blocco articolare come nelle lesioni a manico di secchia oppure complessa come nelle lesioni degenerative; in generale è possibile apprezzare una dolenzia localizzata all’emirima mediale. Il test specifico per la diagnosi è quello di Steinman con paziente sdraiato sul lettino, ginocchio flesso a 90°, cadente dal lettino, e movimenti di extrarotazione che suscitano dolore all’emirima mediale nel caso vi sia la lesione sospettata.


Lesioni menisco laterale
Le lesioni del menisco laterale hanno una frequenza minore rispetto a quelle del menisco mediale poichè il menisco laterale è più grande ed è in grado di sopportare meglio gli spostamenti. Inoltre il meccanismo traumatico è più insolito, essendo dovuto a traumatismi in extrarotazione del femore sulla gamba.La clinica è sovrapponibile a quella della lesione del menisco mediale, ovviamente riferita alla rima articolare laterale, così come la terapia.

La risonanza magnetica (RMN) può essere dirimente nei casi in cui la diagnosi sia più difficile, normalmente lo specialista ortopedico è in grado di diagnosticare con attendibilità del 90% un'eventuale lesione.


TERAPIA
Nei casi di lesione degenerativa del menisco (pazienti oltre i 50-60 anni) il trattamento da attuare in prima istanza è quello "conservativo", si deve cioè attuare una terapia non chirurgica, neppure in artroscopia. Sarà utile eseguire una terapia con anti-infiammatorii ed eventualmente eseguire un ciclo di infiltrazioni con Acido Ialuronico (Viscosupplementazione).

Nei pazienti più giovani con lesioni meniscali post-traumatiche la terapia è artroscopica e
consiste nella riparazione con suture del menisco oppure se il tipo di lesione non lo permette si può arrivare a dover sacrificare parte del menisco (regolarizzazione selettiva). Dopo l'eventuale intervento se è stata eseguita una sutura il paziente non potrà caricare per 3-4 settimane. Se sfortunatamente non si è riusciti ad effettuare una sutura il recupero sarà però più rapido ed il paziente camminerà in carico completo il giorno seguente all'intervento, tornerà alla vita normale 3-4 gg. dopo ed allo sport 10-15 gg. dopo.